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Nel momento in cui si forma una coppia, si  percorre un ciclo di crescita che parte dalla dipendenza per arrivare all’interdipendenza attraversando diverse fasi. Tale cilco se si conclude, porta alla formazione di una “coppia sana”.  In ognuna di queste fasi per raggiungere l’autonomia la coppia vive esperienze emozionali particolari.

LA FASE DELLA DIPENDENZA: La coppia sperimenta un “delirio passionale” o “simbiosi”, durante il quale l’idealizzazione del partner è estrema, si pensa a lui come l’anima gemella come a colui che soddisfa ogni proprio desiderio. Si è molto egoisti rispetto ai propri bisogni che hanno la precedenza sul resto e che, comunque, sembrano essere totalmente appagati dall’altro. Questa prima fase che dura circa due anni, si interrompe per favorire il passaggio alla successiva con i primi conflitti legati all’ambiguità e alla ricerca della differenziazione; si manifestano le prime crisi d’ansia, utili per lo scioglimento della simbiosi.

LA CONTRODIPENDENZA: Si caratterizza per il desiderio di “differenziazione”, è il periodo della disillusione, della sofferenza dovuta alla scissione tra l’ideale e il reale, nascono i primi sintomi di incompatibilità, si comincia a pensare alla necessità di creare una giusta distanza. Si manifestano crisi depressive legate ad una difficoltà di gestione della rabbia nata proprio dalla scoperta dell’altro come diverso. Il conflitto in questo periodo è centrale e fisiologico anche in funzione di un apprendimento delle regole del conflitto. Una buona elaborazione di questa fase permette il passaggio alla fase successiva.

L’INDIPENDENZA: Si tratta di un periodo di sperimentazione, la coppia sente l’esigenza di uscire dal nucleo a due e di esplorare l’esterno. E’ forse il periodo più problematico e pressante dal punto di vista conflittuale, si manifestano i litigi, ognuno cerca di andare per la propria strada, si presentano crisi emozionali legate all’alternarsi di rimpianti e di speranze. E’ la fase più a rischio di rottura anche perché corrisponde al periodo in cui avvengono i tradimenti. In questa fase c’è però anche molta voglia di approfondire la conoscenza reciproca, e molto spesso si protende più per il mantenimento dell’unione che per la separazione.

L’INTERDIPENDENZA: Ultima fase che si basa sull’accettazione di un legame imperfetto, i partner giungendo alla consapevolezza che l’altro può essere imperfetto, che la scelta del partner è collegata a modelli di attaccamento appresi nel tempo e che esiste a prescindere dai suoi mutamenti, attuano un processo di riavvicinamento che permette loro di acquisire una costanza dell’oggetto d’amore che travalica i conflitti e permette il riaccendersi del desiderio.

Come ci si sceglie e come si costruisce la relazione? I processi di separazione e individuazione giocano, quindi, un ruolo fondamentale nella costruzione della coppia. L’influenza del mito familiare è maggiore o minore proprio in funzione del livello di differenziazione che la persona ha raggiunto rispetto alla famiglia di origine. La scelta del partner è, infatti, il mezzo principale di trasmissione del mito familiare, che rappresenta le regole e i ruoli che i genitori hanno trasmesso ai figli con il compito di mantenerli per generazioni. Quindi, il processo di scelta del partner non riguarda soltanto due persone, ma sottintende una struttura di tipo triangolare: IO – TU – GLI ALTRI, intendendo per “altri” tutto ciò che ha caratterizzato in modo significativo la crescita e i processi evolutivi di separazione e individuazione della persona.

La scelta del partner risponde a bisogni di tipo sociale ed economico, nonché familiari, di affinità psicologiche, di attrazione sessuale. Pertanto, non è un caso che di solito le coppie provengano dallo stesso ambiente socio-culturale. Questo insieme di elementi determina quella che Goethe ha chiamato “affinità elettive” e che ha definito “sottile affinità chimica in virtù della quale le passioni si ricompongono un’altra volta”.Possiamo, quindi, ipotizzare che la scelta del partner sia collegata alle remote vicende personali che hanno caratterizzato le esperienze infantili e gli stili di attaccamento.

Bowlby per primo ha sottolineato l’importanza dello stile di attaccamento che si attiva nel bambino e persiste nell’adulto. La teoria dell’attaccamento si applica quindi al rapporto di coppia, sottolineando che gli adulti iniziano delle relazioni affettive sulla base del modello strutturatosi nel rapporto madre-bambino, poiché proprio su questa relazione precoce si fondano le rappresentazioni mentali di se stessi, dell’altro e di se stessi in relazione all’altro.

Da uno studio condotto su 620 soggetti aventi un’età media di 36 anni, emerge che le persone hanno piena consapevolezza della qualità delle loro relazioni affettive e che ad ogni modello di attaccamento corrisponde una specifica modalità di vivere le esperienze amorose.

Nelle coppie adulte, con un modello sicuro, le esperienze amorose sono vissute positivamente in un alternarsi di richieste e di offerte di amore. Dagli studi risulta, infatti, che queste persone hanno un elevato livello di autostima, una mancanza di ansia relativa all’andamento della relazione e si sentono a proprio agio con l’intimità, fisica ed emotiva, che s’instaura col partner. Tendono a descrivere le loro relazioni di coppia come felici e basate sull’amicizia, sottolineando la loro capacità di offrire aiuto e di accettarlo dal loro partner. Raccontano anche della loro disponibilità a comprendere e a perdonare gli errori che questo possa aver commesso. Inoltre, riportano di credere nell’amore duraturo e dichiarano che anche se sono consapevoli che i sentimenti romantici vanno e vengono, questo non esclude che alcune volte l’amore possa raggiungere di nuovo l’intensità provata all’inizio della relazione. E, cosa fondamentale, pensano di potersi fidare del partner.

Nelle coppie con un modello evitante si ha il timore dell’intimità e l’incapacità di dipendere dagli altri. Queste persone evitano il coinvolgimento affettivo (“amore circospetto”) e si sentono a disagio con l’intimità, sia di tipo fisico sia emotivo. I loro legami hanno le caratteristiche di un rapporto basato sull’amicalità e il lucido calcolo della ragione. Spesso hanno bassa autostima e qualche ansia relativa all’andamento della loro relazione di coppia. Descrivono le loro relazioni come basate su alti e bassi emotivi e sulla gelosia, sia pure tenuta nascosta. Dichiarano il loro bisogno di porre limiti alla vicinanza, all’impegno e alle manifestazioni di affetto. Ritengono che l’amore romantico non esiste nella vita reale, che è molto raro che l’amore duri tutta la vita, e che è quasi impossibile trovare qualcuno di cui innamorarsi realmente.

Nelle coppie con un modello di attaccamento ansioso-ambivalente i partner vivono costantemente la paura dell’affidabilità dell’altro e la sua disponibilità a soddisfare le richieste affettive. Lo stile amoroso di queste persone è stato definito “amore nevrotico” e si accompagna ad ipercoinvolgimento ossessivo nella relazione di coppia, forte ansia, dipendenza emotiva e idealizzazione del partner. Si tratta di uno stato paragonabile ad un eterno innamoramento e ad una vera e propria dipendenza da amore. Anch’essi hanno bassa fiducia in se stessi e bassa autostima. I soggetti di una ricerca con attaccamento ansioso-ambivalente affermavano di avere una profonda paura di amare, temendo continuamente di non essere amati come volevano, ma la loro insicurezza si esprimeva con un sentimento ossessivo dell’altro, con un coinvolgimento affettivo senza riserve, con una forte idealizzazione del partner e dell’amore, con una gelosia estrema. Sostenevano, inoltre, che è facile innamorarsi, ma che è quasi impossibile trovare il “vero amore”.

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A cura della dott.ssa Lucia Recchione