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Giornata di orientamento e formazione per conoscere il progetto “Bambini e Carcere” e per aderire come volontario: Sabato 4 dicembre ore 9,30 – 16,00 presso la sede di Telefono Azzurro in via Portuense 332 Roma.

Per informazioni  puoi scrivere alla referente del progetto carcere Elena Seina a questo indirizzo [email protected] o accedere alla pagina facebook Bambini e Carcere Roma Rebibbia http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=151241714579

Il progetto “Bambini e carcere” si propone di valorizzare la genitorialità rappresentando anche per il detenuto un’opportunità: per crescere come persona in qualità di genitore, con la consapevolezza che l’aiuto, la facilitazione sul piano della relazione con i propri figli sia importante anche per la crescita equilibrata di un minore che dovrà imparare a comprendere, accettare e vivere positivamente una situazione familiare così particolare; per utilizzare al meglio la possibilità di vedere i propri figli in carcere attraverso un setting privilegiato in cui le modalità, gli spazi e i tempi sono maggiormente adatti ad accogliere i minori; per riconoscere l’affettività come diritto della persona detenuta, poiché se sente riconosciuta come portatrice di diritti, certamente è più stimolata a riconoscere anche i suoi doveri.

Molti bambini e adolescenti italiani, stranieri e nomadi, vivono direttamente o indirettamente per un periodo della loro vita l’esperienza del carcere avendo un genitore e, in alcuni casi entrambi, detenuto. Su una popolazione detenuta di circa 56.000 soggetti, più di 20.000 uomini e donne sono anche genitori di uno o più bambini. Le donne rappresentano il 4,6% dell’intera popolazione detenuta, di queste si contano 52 con prole e 24 in stato di gravidanza. I bambini reclusi con le loro mamme sono circa 60 (Fonte: Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dati al 31 dicembre 2004).
Tra tutti i bambini figli di detenuti, ve ne sono pertanto alcuni (al di sotto dei tre anni) detenuti insieme alla loro mamma all’interno di spazi che dovrebbero essere, anche se spesso non lo sono affatto, idonei e adeguati al loro sviluppo psicofisico. Altri che settimanalmente affollano le sezioni preposte in visita ai genitori/parenti detenuti, costretti ad attendere a lungo il momento del colloquio e a vivere il colloquio stesso in un ambiente spesso buio e disagevole.

A cura di Elena Seina