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Dolore e lutto, due termini così carichi emotivamente tanto da generare paura, sconforto e sofferenza, sia in chi li ascolta che in chi li vive, due parole che si riferiscono alle reazioni psicologiche delle persone che sopravvivono ad una perdita significativa. Il dolore è il sentimento soggettivo provocato dalla perdita di una persona amata. Il termine viene usato come sinonimo di lutto, sebbene, in senso più stretto, il lutto non sia altro che il processo con cui si risolve il dolore. Indipendentemente dalle differenze semantiche, sono presenti analogie sufficienti, nell’esperienza del dolore e della perdita di una persona amata, per definire il lutto come una sindrome che ha segni, sintomi, decorso e risoluzione prevedibili.

L’espressione soggettiva del dolore si estende su un’ampia fascia di emozioni, che dipendono dalle aspettative, dalle norme culturali e dalle circostanze della perdita. Lo stato emotivo del lutto può accompagnare non solo la perdita di una persona cara, ma anche altri importanti momenti di cambiamento e separazione quali un trasferimento geografico, un cambiamento nel proprio ruolo sociale, la fine di un lavoro, la nascita di un figlio malato o l’impossibilità di mettere al mondo un figlio, la separazione dal coniuge.

Il senso di vuoto psichico, emotivo e a volte anche fisico, determina spesso un profondo stato di confusione tale da far sì che la persona non abbia più punti di riferimento, ci si sente smarriti, soli e molto tristi e ci si può ritrovare a non riuscire più a tollerare tutte quelle situazioni che richiamano fortemente il lutto appena subito. Ad esempio, si può essere profondamente turbati, o addirittura indignati, nel vedere una coppia di innamorati, un amico che fa carriera, una donna incinta, cioè in tutte quelle situazioni nelle quali la persona sente di non potersi mai più ritrovare.

Ma il processo di elaborazione ha bisogno di un tempo, sembra quasi che nella società moderna non ci sia posto più per l’elaborazione del lutto, i ritmi fisici ed emotivi sono talmente accelerati da privare la persona del tempo fisiologico necessario per arrivare ad accettare la scomparsa definitiva del proprio caro e per ristrutturare un nuovo equilibrio psico-emotivo di fronte al cambiamento determinato dal lutto.

L’elaborazione del lutto prevede fasi diverse, si parte dalla negazione della perdita, passando attraverso uno stato di accettazione in cui la morte viene ammessa, per arrivare infine alla reale separazione e al saluto definitivo. Questo percorso prevede stati emotivi intensi e contrastanti, ma comunque fondamentali al fine di mantenere il proprio equilibrio psichico e, contemporaneamente, per poter raggiungere un reale contatto emotivo con la perdita subita, in modo tale da poterla affrontare, metabolizzare e superare.

John Bowlby ha ipotizzato quattro fasi del lutto:

lo stadio 1 è una prima fase di disperazione acuta, caratterizzata da stordimento e protesta. Vi può essere immediato rifiuto e sono comuni crisi di rabbia e di dolore. La fase può durare da alcuni momenti ad alcuni giorni e può interessare periodicamente la persona  per tutta la durata del processo di lutto.

Lo stadio 2 è una fase d’ intenso desiderio e di ricerca della persona deceduta; è caratterizzata da irrequietezza fisica e da preoccupazione eccessiva verso la persona persa. La fase può durare alcuni mesi o anche anni in forma attenuata.

Lo stadio 3, descritto come una fase di disorganizzazione e di disperazione, la realtà della perdita comincia a essere accettata. Domina una sensazione che la vita non sia reale e la persona afflitta sembra essere chiusa in se stessa, apatica e indifferente. Spesso si verificano insonnia e calo ponderale così come la sensazione che la vita abbia perso il suo significato. La persona addolorata ricorda costantemente lo scomparso; insorge un inevitabile senso di delusione quando la persona riconosce che i ricordi sono solo ricordi.

Lo stadio 4 è una fase di riorganizzazione, durante la quale gli aspetti acuti del dolore cominciano a ridursi e si comincia ad avvertire un ritorno alla vita. La persona perduta viene ora ricordata con un senso di gioia, ma anche di tristezza, e la sua immagine viene interiorizzata.

Il lutto non patologico è considerato una risposta normale in virtù della prevedibilità dei suoi sintomi e del suo corso. Inizialmente si manifesta come uno stato di shock, esprimibile come una sensazione di intontimento e un senso di smarrimento. Questa evidente incapacità di comprendere quanto è accaduto può risultare di breve durata ed è accompagnata da espressioni di sofferenza e di dolore. Si possono anche manifestare astenia, inappetenza, calo ponderale e difficoltà di concentrazione, di respirazione e di comunicazione. I disturbi del sonno possono comprendere difficoltà nell’addormentamento, periodi di veglia notturna e risvegli prematuri. Nel periodo della perdita si manifestano forme di negazione; spesso l’individuo che ha perso una persona cara inavvertitamente nega il decesso o agisce come se non fosse mai accaduto. I tentativi di continuare il rapporto perduto sono evidenziati dal conservare gli oggetti che appartenevano alla persona scomparsa o che ricordano il dolore. La sensazione della presenza della persona scomparsa può essere così intensa da costituire un’illusione o un’allucinazione (ad es., sentire la sua voce o avvertirne la presenza). Nel dolore normale, tuttavia, chi sopravvive si rende conto che la percezione non è reale. Nell’ambito di ciò che è stato chiamato fenomeno d’identificazione, chi sopravvive può assumere qualità, atteggiamenti o caratteristiche del defunto per perpetuarlo in modo concreto. Tale manovra può potenzialmente diventare un’espressione patologica, con l’insorgenza di sintomi fisici analoghi a quelli provati dalla persona scomparsa o suggestivi della malattia che ne ha provocato la morte.

Terapia del lutto

Poiché le reazioni al lutto possono evolvere in una sindrome depressiva o in un lutto patologico, spesso sono utili consulenze specifiche per chi ha subito una perdita. La terapia del lutto è una pratica sempre più importante, attraverso le sedute programmate con regolarità, la persona in lutto è incoraggiata a parlare della propria perdita e dei propri sentimenti. Molte persone in lutto hanno difficoltà nel riconoscere ed esprimere la rabbia o i sentimenti ambivalenti sperimentati e devono essere rassicurati sulla loro normalità. Durante la terapia del lutto si instaura un legame con il terapeuta, tale legame fornisce un supporto provvisorio alla persona in lutto fino a quando non matura un senso di fiducia sul futuro. Il terapeuta incoraggia gradualmente il paziente ad assumere nuove responsabilità e a sviluppare un senso d’autonomia. Per aiutare ad elaborare un lutto, il terapeuta deve essere a proprio agio nel trattare gli aspetti della morte e deve essere in grado di gestire le possibili ed intense reazioni emotive, come la tristezza, la rabbia, il senso di colpa e di autodenigrazione. Inoltre, la terapia del lutto richiede che il terapeuta sia attivo ed aiuti il paziente a ri-assumere gradualmente le proprie decisioni, soprattutto quelle che lo conducono verso l’indipendenza. Non è necessario che la terapia del lutto sia condotta con modalità di trattamento individuale; anche una terapia di gruppo può risultare efficace. Gran parte di coloro cha hanno vissuto una grave condizione di lutto afferma di essersi isolato dagli amici e dalla vita sociale e, perciò, prova sensazioni di isolamento e solitudine. I gruppi garantiscono  a tal fine contatti sociali e sostegno emotivo.

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A cura della dott.ssa Lucia Recchione

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