Educare..tirar fuori, non mettere dentro ( Note Psicologiche posted on febbraio 28th, 2014 )

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Il processo di educazione e crescita dei propri figli è molto complesso e va oltre le semplici interazioni causa-effetto, del tipo “ se metto in pratica questo comportamento, otterrò di sicuro questo risultato”, ma è il risultato di un insieme di fattori: l’unicità del figlio e il suo personale modo di rispondere agli stimoli, l’unicità dei genitori che si pongono verso il bambino con il loro caratteristico modo di essere e infine l’unicità della loro interazione. Una grossa fonte di disagio per i genitori nell’educare i figli, può derivare dalla scarsa conoscenza che hanno di loro stessi e del figlio che stanno allevando. Essere genitori fa ritornare, come in un flash-back, ai bisogni e alle angosce che caratterizzano la fase evolutiva attraversata in quel momento dal proprio bambino e questo può essere doloroso. Se i genitori riconoscono questi bisogni avranno l’opportunità di riaffrontare i problemi da loro vissuti in quello stadio e di trovare una soluzione migliore di quella individuata in passato e allo stesso tempo riusciranno ad affrontare in modo più sano ed adeguato la fase evolutiva del proprio figlio. I due processi vanno inevitabilmente in parallelo.

La famiglia rappresenta per il bambino il primo spazio relazionale, è lo spazio privilegiato per la costruzione e lo sviluppo dell’autostima. Alla base dell’autostima c’è la convinzione di essere degni di amore e di essere competenti e ciò è possibile svilupparlo all’interno di una famiglia sana. I genitori offrono una grande quantità di messaggi durante il tempo trascorso con loro, attraverso i quali i bambini potranno scegliere gli elementi per la costruzione della propria immagine.

I messaggi positivi che un genitore può trasmettere sono: messaggi per esistere “ tu sei importante, meriti di essere amato perché esisti”, “ti voglio bene” “sono felice di stare insieme a te”, il bambino per ottenerli non deve guadagnarseli, né deve mettersi nella condizione di gratificare l’adulto per sentirsi accettato; messaggi per fare o per essere competenti “hai fatto bene questa cosa”, “tu sei competente”, messaggi importanti da inviare ad ogni età.

Altri messaggi che aiutano a costruire l’autostima sono quelli legati al corretto modo di rispondere a comportamenti inadeguati. Quando un adulto invia un messaggio per correggere comportamenti di questo tipo, deve far attenzione alla loro chiarezza. Questi messaggi non devono in nessun modo definire il bambino come incapace né attaccarlo come persona. E’ l’azione ad essere sbagliata, non il bambino. Sono utili in questo caso messaggi critico – costruttivi, che diano al bambino la possibilità di cambiare indicandogli il modo per migliorare quel comportamento inadeguato. Il messaggio può essere costruito usando questi passaggi: non fare questo….perchè succede che….piuttosto fai…

Messaggi che non aiutano a creare l’autostima sono quelli ambigui e messaggio del tipo “non esisti”, ad esempio “questo disegno è davvero molto bello, considerato che l’hai fatto tu” o “ se non fosse per te avrei fatto carriera”

A tal proposito è utile riassumere in modo esplicativo le diverse modalità genitoriali in modo da osservare cosa ha da offrire ogni stile genitoriale.

Affettivo positivo: offre aiuto, dà il permesso di fare bene le cose, di cambiare, invita a soddisfare i propri bisogni. Afferma e riconosce il diritto di essere importante, di crescere di diventare autonomi, usa messaggi del tipo “ sono contento che sei qui”

Affettivo negativo: apparentemente sostiene, in realtà invita alla dipendenza e al fallimento. Nega, giudica l’altro debole e inadeguato. Usa messaggi “ non c’è niente che tu possa fare”

Critico positivo: mostra o dice come far bene le cose e come cambiare. Insegna a chiedere aiuto nelle situazioni problematiche. Fornisce limiti, afferma e sostiene l’altro come persona che cresce.

Critico negativo: ridicolizza, nega, invita al fallimento, trova difetti. Paragona le persone tra loro. Non incoraggia ad agire, mette in difficoltà in pubblico

La modalità affettiva positiva e quella critica positiva incoraggiano l’autostima, le altre due la demoliscono.

Le fasi  evolutive e i diversi bisogni che approfondiremo nei prossimi articoli sono:

Primo stadio (0-6 mesi): stadio dell’esistere

Secondo stadio (6- 18/24 mesi): stadio dell’esplorazione

Terzo stadio (18mesi – 3 anni). Stadio della prima separazione

Quarto stadio (3-6 anni): stadio della socializzazione, identità e immaginazione

Quinto stadio (6-12 anni): stadio dell’attività creativa, della costruzione, della competenza

Sesto stadio ((13-19 anni): stadio dell’adolescenza e della separazione

Settimo stadio (dai 19 anni in poi): stadio del giovane adulto e dell’emancipazione

Bibliografia

“Prendersi cura di sé, per prendersi cura dei propri figli”, R. Mastromarino

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 A cura della dott.ssa Lucia Recchione

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