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Dipendenza da shoppingI numerosi stimoli pubblicitari a cui siamo esposti giorno dopo giorno che promuovono l’acquisto di questo e quel prodotto, altri fattori esterni come le persone frequentate o i modelli sociali, possono talvolta generare particolari credenze che si trasformano in convinzioni surreali circa la positività e i vantaggi legati al suo acquisto, fino a spingerci a pensare che il possesso di quel magico prodotto sia sinonimo di benessere interno ed esterno, che esso sia capace di compensare o persino risolvere i nostri disagi interni. Tale fenomeno è cresciuto così tanto da generare in alcune persone, la cosiddetta dipendenza da shopping compulsivo, la quale, quasi sempre, sfocia in una vera e propria dipendenza dagli acquisti con sintomi psicofisici simili alla dipendenza da sostanze.

La nota scrittrice Sophie Kinsella ha trattato questo problema in chiave ironica nei suoi ultimi romanzi “I love shopping”, “I love shopping in bianco”, I love shopping con mia sorella” ecc. Nei suoi brani emerge in maniera particolarmente illuminante quanto accade ad una persona che soffre di questo problema.

Lo shopping compulsivo è un comportamento di acquisto guidato da un impulso urgente e irresistibile a comprare, da una tensione crescente alleviata solo dall’acquisto, che seppure riconosciuta come eccessiva da chi la mette in atto, viene ripetuta fino a che determina effetti dannosi per l’individuo e per le persone che gli sono accanto. Ogni stato emotivo negativo viene invertito nella spinta incontrollabile ed irrefrenabile ad effettuare un acquisto nonostante la compromissione della sfera finanziaria, relazionale, lavorativa e psicologica. Il comportamento è quindi mantenuto nonostante gravi conseguenze personali e innumerevoli tentativi fallimentari di controllarlo e porvi fine.

Le problematiche che seguono al comportamento di shopping compulsivo sono sentimenti di colpa, vergogna, umiliazione, problemi di salute, problemi familiari, lavorativi, legali e finanziari. La persona può non vedere inizialmente il comportamento come un problema ma, principalmente, come un sollievo immediato da ansia e stress emotivo e come fonte di gratificazione personale. Proprio questa apparente ricompensa iniziale rinforza il comportamento, determinando, poi, processi compulsivi e ripetitivi.

Nonostante lo shopping compulsivo sia stato descritto già all’inizio del secolo come un profondo disagio psichico da autori eminenti quali Kraeplin e Bleuler la sua classificazione nei principali manuali diagnostici è tutt’ora controversa. La diatriba relativa alla classificazione di questo disturbo dipende da diversi fattori. In primo luogo si nota che a differenza delle classiche dipendenze, in questo caso non è prevista l’assunzione di sostanze esterne come nel caso dell’alcolismo o della tossicodipendenza. In secondo luogo il disturbo presenta diversi aspetti riconducibili ad altre patologie già chiaramente classificate quali la Depressione, il Disturbo Ossessivo Compulsivo e il Disturbo del Controllo degli Impulsi.

DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO: Il Compulsive Buying può rappresentare una variante del Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC). Prima di spiegare la relazione tra il disturbo ossessivo compulsivo e la dipendenza da shopping è d’obbligo chiarire il concetto di “compulsione”.

La compulsione è un comportamento ripetitivo (lavarsi continuamente le mani, riordinare o controllare) o un’azione mentale (ad esempio contare, ripetere mentalmente delle parole), una coercizione psichica, un atto che non si può fare a meno di compiere, il cui obiettivo è la riduzione dell’ansia o il disagio e non quello di fornire una gratificazione. La spinta dalla quale nasce la compulsione non è il desiderio di provare piacere, ma l’intento di proteggersi da una determinata paura con un rito propiziatorio. Ad esempio dietro la mania, quasi sempre femminile, di comprare vestiti ci potrebbe essere il timore di apparire poco desiderabili, attraenti.

I soggetti affetti da questa patologia sostengono di essere assaliti dall’urgenza di comprare, come in preda ad un’ossessione che li costringe a mettere in atto il comportamento. Molti di loro descrivono questo impulso irrefrenabile come intrusivo. Inoltre tale disturbo presenta caratteristiche sia di tipo egosintonico, poiché genera sollievo e piacere dopo l’acquisto, sia di tipo egodistonico, in quanto crea stress, conseguenze negative e sentimenti di colpa. Per questo motivo non è da escludersi l’ipotesi che lo shopping compulsivo possa rientrare nella categoria generale dei Disturbi Ossessivi Compulsivi.

DEPRESSIONE: Esistono diversi motivi per poter pensare che il Compulsive Buying possa rappresentare una strategia messa in atto per alleviare uno stato depressivo sottostante. Innanzitutto si è visto che sentimenti negativi come tristezza, solitudine, frustrazione o rabbia incrementano la tendenza a fare acquisti, mentre lo shopping stesso è associato ad emozioni piacevoli quali felicità, senso di potere e competenza. Inoltre, l’impulso si manifesta soprattutto durante gli episodi depressivi meno gravi, mentre è assente negli episodi severi o maniacali. Il fatto che gli oggetti acquistati siano molto spesso inutili e che il più delle volte vengano messi da parte o regalati ci fa capire che essi servono solo a riempire un vuoto di sentimenti positivi e di autostima nel soggetto

DIPENDENZA: Molto interessante è però anche l’accostamento con la dipendenza. Come abbiamo visto, lo shopping a livelli patologici si associa spesso ad altri tipi di dipendenza da comportamenti o da sostanze. Similmente ad esse possiede le caratteristiche della tolleranza, che porta i soggetti ad incrementare progressivamente tempo e denaro speso negli acquisti e del craving, l’incapacità di controllare l’impulso di mettere in atto il comportamento. In questo modo il soggetto affetto da tale disturbo cerca immediata gratificazione, agendo nonostante la consapevolezza delle conseguenze negative a cui andrà incontro. In seguito all’acquisto egli sperimenta un senso di riduzione delle tensione che funziona da rinforzo per il successivo ripetersi del comportamento disfunzionale.

CRITERI DIAGNOSTICI PER LA DIPENDENZA DA SHOPPING

Lo shopping si configura come un disturbo del comportamento quando si verificano queste condizioni:

• quando il denaro investito per lo shopping è eccessivo rispetto alle proprie possibilità economiche;

• quando gli acquisti si ripetono più volte in una settimana;

• quando gli acquisti perdono la loro ragione d’essere: non importa che cosa si compri, se abiti, profumi, lampade o prosciutti; ciò che conta è comprare, soddisfare un bisogno inderogabile e imprescindibile che spinge a entrare in un negozio e uscirne carichi di pacchi;

• quando lo shopping risponde a un bisogno che non può essere soddisfatto, per cui il mancato acquisto crea pesanti crisi di ansia e frustrazione;

• quando la dedizione agli acquisti compare come qualcosa di nuovo rispetto alle abitudini precedenti.

Al primo posto tra gli oggetti della “febbre da acquisto”, per quanto riguarda le donne, ci sono i capi d’abbigliamento, seguiti da cosmetici, scarpe e gioielli: tutti elementi riconducibili all’immagine. L’uomo, invece, predilige simboli di potere e prestigio come telefonini, computer portatili e attrezzi sportivi.

L’identikit dei compulsive buyers (Shopper) fornisce preziose informazioni sulle caratteristiche sociali e culturali di quanti manifestano questo disagio: il 90% dei soggetti è rappresentato da donne che appartengono a una fascia sociale media: molte sono casalinghe, segretarie, impiegate e con un’età media di 40 anni. In merito a quest’ultimo punto va detto che avvisaglie e sintomi di questa difficolta rispetto agli acquisti si avvertono in questi soggetti già nell’adolescenza. Inoltre solo una minoranza di loro non presenta altri problemi di interesse psicologico: è molto frequente, per esempio, che ci sia o ci sia stato in passato un rapporto difficile con il cibo (anoressia o bulimia); in alcuni casi sono stati associati allo shopping compulsivo i disturbi dell’umore (depressione), disordini legati all’ansia (fobie, panico, disturbo ossessivo compulsivo), abuso di sostanze (in particolare alcol), discontrollo degli impulsi.

A cura della dott.ssa Bendetta Mattei e dott.ssa Lucia Recchione

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