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Nella pratica clinica si riscontrano oggi nuove forme di dipendenza non legate all’uso di sostanze psicotrope, la dipendenza da cellulare ne rappresenta un esempio. La diffusione del telefonino ha reso possibile in tutte le fasce di età la nascita di un modello nuovo e diverso di comunicare. L’aspetto più interessante di questo fenomeno sociale è proprio l’importanza simbolica che l’oggetto riveste. Il cellulare ha infatti dirette conseguenze sul piano psicologico e incide in modo significativo nei rapporti di relazione.  Il cellulare ha cominciato a rispondere e ad alimentare il bisogno comune di essere vicini, superando i confini dello spazio e del tempo, trasformando profondamente le possibilità delle relazioni quotidiane. Così, di pari passo alla moltiplicazione delle funzioni tecniche di questo oggetto si sono trasformate anche le sue funzioni sociali e psicologiche: il telefonino oggi è uno strumento che accompagna ogni istante della giornata e che aiuta ad organizzare e gestire ogni momento della vita, dal lavoro (agenda, sveglia, rubrica, orologio) ai momenti di svago (giochi, fotocamera, videocamera). Conseguentemente all’evoluzione del mondo della telefonia mobile, oltre alla generica e tradizionale funzione di comunicazione, il telefonino diventa lo strumento deputato a rivestire diverse funzioni psicologiche relative sia alla sfera individuale che a quella relazionale.

 Una delle  funzioni psicologiche svolte dal cellulare è quella di regolare la distanza nella comunicazione e nelle relazioni. Attraverso il telefonino, infatti, ci si può avvicinare o allontanare dagli altri, ci si protegge dai rischi dell’impatto emotivo diretto, trovando con questo mezzo una risposta alle proprie insicurezze relazionali. Ma con esso ci si può altresì mantenere vicini e presenti costantemente alle persone a cui si è legati affettivamente, gestendo in questo modo l’ansia da separazione e la distanza, costruendo una sorta di  “ponte telefonico”. Un’altra importante funzione psicologica del cellulare è quella di rappresentare un mezzo per gestire la solitudine e l’isolamento, esso viene ad assumere in questo modo quasi il ruolo di “antidepressivo o ansiolitico multimediale”, nei confronti del quale diviene ben presto facile diventare dipendenti. In questo senso il telefonino diventa il simbolo della “presenza dell’altro”, da ciò può nascere un estremo investimento affettivo del telefonino che può trasformarlo in una specie di oggetto-feticcio.

I telefonino-dipendenti non abbandonano mai il loro cellulare, lo usano ogni giorno come strumento prioritario della comunicazione con gli altri. L’uso quotidiano e comune del telefonino rende spesso difficile tracciare un confine diagnostico tra “comportamento normale” e “comportamento dipendente”. Per cui per l’individuazione di tale problematica è importante osservare sia gli aspetti quantitativi quanto quelli qualitativi del rapporto con il cellulare.

Dal punto di vista quantitativo, generalmente si parla di addiction quando il traffico telefonico quotidiano di un individuo, costituito da chiamate e sms sia in entrata che in uscita, ammonta all’incirca a 300 contatti. Tuttavia, il problema quantitativo potrebbe anche essere manifestato in termini di lunghe conversazioni con poche persone oppure l’utilizzo eccessivo potrebbe essere legato all’abuso di altre funzioni presenti nel cellulare. Ma al di là della quantità di comunicazioni o del tempo passato al cellulare, si può ipotizzare una “dipendenza da telefonino” quando una persona presenta alcuni dei seguenti atteggiamenti-spia:

  • dedica la maggior parte del proprio tempo ad attività connesse all’utilizzo del telefonino (telefonate, sms, giochi, consultazioni, uso di foto-videocamere, ecc.) svolte in modo esclusivo o in concomitanza con altre attività;
  • manifesta senso di stordimento, mal di testa, vertigini, dolori al viso o all’orecchio o altri sintomi fisici che possono essere collegati all’abuso del telefonino;
  • manifesta un atteggiamento di estrema affettività verso l’oggetto telefonico che si evidenzia principalmente con la resistenza ad allontanarsi da esso anche per poco tempo;
  • mostra un utilizzo del telefonino non giustificato da necessità, bensì come strumento per soddisfare bisogni di ordine affettivo-relazionale e come principale mezzo per comunicare con gli altri rispetto ad altre forme di comunicazione;
  • tende ad entrare in ansia o perfino in panico, o comunque a sperimentare stati emotivi spiacevoli, se il telefonino è scarico o se non funziona;
  • utilizza il telefonino come mezzo di protezione e di intermediazione per entrare in rapporto con altri con i quali altrimenti  riuscirebbe a comunicare in modo diretto
  • propende ad utilizzare il cellulare come strumento di controllo nelle relazioni sentimentali e affettive;
  • è incapace di mantenere dei momenti di assenza di contatto e di comunicazione con qualcuno;
  • tende a giustificare l’incapacità a staccarsi dal telefonino con l’uso di alibi (es. ragioni di sicurezza);
  • tende ad utilizzare il telefonino per tenere sotto controllo alcune paure o insicurezze (paura della solitudine, fobie specifiche, crisi d’ansia, ecc.);
  • tende ad usare più telefonini, spesso linee separate in base all’utenza (es. lavoro/amici);
  • ha l’abitudine di mantenere il telefono acceso anche di notte e di effettuare eventuali risvegli notturni per controllare l’arrivo di sms o chiamate.

La dipendenza da cellulare, come tutte le nuove dipendenze, richiede modelli di trattamento terapeutico specifici. Un approccio integrato  consente di raggiungere degli obiettivi ben definiti attraverso l’utilizzo di strategie miranti al superamento della sintomatologia. Diventa necessario lavorare sulla reale possibilità di cambiamento e di soluzione del problema, favorire l’empowerment del paziente, agire sulle distorsioni cognitive, elaborare delle strategie comportamentali utili al cambiamento, rinforzare l’autoefficacia e promuovere l’autostima.

A cura della dott.ssa Lucia Recchione