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Il desiderio sessuale rappresenta la dimensione più sfuggente della sessualità umana perché è difficile fornirne esattamente una definizione oggettiva e darne una misura quantitativa. Il desiderio sessuale è composto da tre forze: biologica, psicologica (che è influenzata da come si sente la persona) e culturale (che riflette valori e regole, è frutto di apprendimento). I sinonimi utilizzati per definire il desiderio sessuale sono: libido, pulsione, voglia, attrazione, bisogno, spinta erotica, appetito sessuale, interesse sessuale, passione, motivazione sessuale.

Dal punto di vista biologico la caratteristica fondamentale del desiderio è quella di rispondere alla spinta verso la riproduzione per la quale ogni specie è programmata. In realtà nella specie umana i fattori biologici agiscono solo parzialmente sulle parti primitive del cervello quelle cioè che condividiamo con gli altri mammiferi e con i rettili. Dal punto di vista filogenetico il cervello comprende 3 parti: il cervello rettiliano (la parte posteriore in cima al midollo spinale che controlla funzioni basilari come il respiro, digestione), la parte mediana ossia il cervello dei mammiferi cioè la corteccia, infine la neocorteccia che è la parte formatasi nelle successive fasi evolutive.

Il desiderio sessuale umano ha radici in tutte e 3 le parti del cervello e questo spiega la sua straordinaria complessità. Anche se realisticamente sperimentiamo una miscela di tutti e 3 i livelli è utile distinguere tra desiderio neocorticale, corticale e rettiliano. La differenza è la stessa che esiste tra il sesso creativo e l’accoppiarsi, tra l’unione d’amore e la selezione naturale.

Quando è la neocorteccia a guidare il comportamento questa determina con chi avere o meno un rapporto sessuale, come farlo o non farlo, perché farlo o no e che cosa ciò significhi per noi. In realtà occorrono molti anni perché sussistano le condizioni affinchè la neocorteccia mantenga un ruolo di controllo. Questa è una delle ragioni per cui gli esseri umani hanno lo sviluppo sessuale più lungo e sofisticato nel regno animale. Un’altra ragione è che il desiderio neocorticale deve essere sviluppato: ne è un esempio l’erotismo con la sua componente di pensiero e creatività, tipica manifestazione di una sessualità “pensante”.

Il desiderio è associato a funzioni vegetative come il sonno e la fame, però l’uomo a differenza degli altri mammiferi è esente dalle fasi estrali, cioè l’uomo è libero di scegliere tempi e modi di accoppiamento, cosa che non avviene nelle altre specie dove i cicli ormonali decidono tutto.

E’ utile sapere che: Secondo la Sexual medicine il desiderio si presenta costante (a causa di maggiori livelli di testosterone) nell’uomo seppure con un graduale declino, mentre è fisiologicamente discontinuo nella donna in relazione ai diversi stati fisiologici che quest’ultima vive: il ciclo mestruale, la gravidanza, il puerperio e la menopausa. Come se la natura avesse voluto difendere la funzione materna dalle follie della passione…

I centri preposti alle funzioni sessuali risiedono nel sistema limbico e dipendono dal delicato equilibrio tra 2 neurotrasmettitori: la serotonina che sembra avere funzioni inibitorie e la dopamina che al contrario svolge un’azione eccitante sulla libido.

Il DSM IV (Manuale diagnostico delle disfunzioni mentali) distingue così il Disturbo da desiderio sessuale ipoattivo: carenza o assenza totale di fantasie e desiderio sessuale, causa disagio e difficoltà interpersonali, non vi è necessariamente un legame con altri disturbi, con l’uso di sostanze e con una condizione medica generale. Il Disturbo da avversione sessuale: è una persistente o ricorrente estrema avversione ed evitamento di tutti i contatti sessuali genitali con il partner. Nel caso dell’avversione sessuale si manifesta un atteggiamento fobico che può portare anche all’attacco di panico.

Nella fase diagnostica è molto importante valutare disturbi dell’umore e depressione che possono associarsi alla mancanza di libido, come anche l’uso di farmaci e droghe. Questi disturbi sono più frequenti nelle donne: 32% delle donne tra i 18 ed i 59 anni, contro il 16% negli uomini. In uno studio fatto nel 2005 nel sud dell’Europa ( su francesi, italiani, spagnoli e israeliani) il 29,6% delle donne lamentava un disturbo del desiderio contro il 13% degli uomini degli stessi paesi.

Terapia: non esiste nessun farmaco per i disturbi del desiderio, è quindi essenziale una attività di counselling mirata sul singolo e sulla coppia attraverso una terapia mansionale volta al ripristino di una situazione soddisfacente per entrambi. La fisiopatologia del desiderio rappresenta una delle sfide più grandi per i sessuologi clinici, questo è quindi un territorio minato per cui in terapia è fondamentale un approccio umile e soprattutto olistico.

A cura della dott.ssa Benedetta Mattei