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Le persone che soffrono di attacchi di panico diventano sempre più numerose, tanto che nel nostro paese circa 1-2 persone su 100 ne lamenta la presenza.

Ma come si manifesta un attacco di panico?

Improvvisamente la gola, riempita dall’aria come dalla piena di un fiume, stringe , si ha la sensazione di soffocare… il cuore scalpita e batte all’impazzata, si avverte la perdita di controllo,la testa, come sul ciglio di uno strapiombo oscilla di vertigine, la paura prende il sopravvento, avvolge e strangola, diventa sempre più violenta si cerca di controllarla, ma è lei che controlla noi… arriva l’ansia… si sente il sudore freddo correre improvviso sulla pelle…..si ha voglia e desiderio di fuggire, ma non si può fuggire da se stessi….Questo è un attacco di panico.

La paura di questo nemico d’ora in poi ci accompagnerà come un’ombra sinistra e più si cercherà di cancellarla più ci si perderà al suo interno. Considerati i sintomi, è facile che la paura di un nuovo attacco diventi immediatamente dominante. In effetti  questa forte paura è una delle caratteristiche chiave del disturbo, e da essa ne consegue la ristrutturazione della propria vita, la persona cercherà di evitare tutte le situazioni pericolose che possono portare al ripresentarsi di un altro attacco.

Diventa così pressoché impossibile fare molte delle cose che fino a poco prima avevano fatto parte della quotidianità, come per esempio uscire di casa da soli, viaggiare in treno o in autobus, guidare l’auto, stare in mezzo alla gente e cosi via. A volte la paura di fare qualcosa di imbarazzante in pubblico o la voglia di scappare possono diventare ingestibili. L’impatto sulla vita quotidiana può essere molto serio, tanto che l’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene può diventare la modalità comportamentale prevalente e la persona può ritrovarsi schiava del suo disturbo.

Dal punto di vista strategico, l’intervento efficace  sui disturbi  da panico è basato sul cambiamento della percezione della realtà minacciosa. Infatti, se si interviene ad un livello unicamente sintomatico, il rischio di ricaduta è elevatissimo se non addirittura certo. Il panico, in quanto reazione psicofisiologica, può essere definito come la forma estrema della paura. Si tratta di una reazione innescata dalla percezione attraverso i nostri sensi o da immagini mentali, di tipo realistico o fantastico, che coinvolgono l’intero organismo. L’approccio strategico focalizza l’attenzione su come il problema funziona e si mantiene nel presente e su quali strategie disfunzionali (le c.d. “tentate soluzioni”) vengono messe in atto per affrontarlo. La persona viene guidata dal terapeuta mediante esperienze guidate a costruire quelle abilità e capacità individuali che permettono di gestire il problema per superarlo efficacemente e definitivamente.

Questo è possibile grazie ad un’analisi attenta, da parte del terapeuta, delle tentate soluzioni disfunzionali. Si aiuta la persona che le mette in atto innanzitutto a bloccarle e poi a sovvertirle rendendole funzionali.

Vengono fatte sperimentare una serie di concrete esperienze emozionali, adattate al personale sistema “percettivo-reattivo” di ogni individuo e di ogni specifico problema, che porteranno gradatamente all’acquisizione dell’autonomia e della capacità di gestire la realtà. Ad un cambiamento della percezione segue il cambiamento delle reazioni e successivamente della consapevolezza. Quest’ultima, infatti, giungerà solo ad esperienza fatta, quando sarà inevitabile per il paziente rilevare le capacità e le risorse attivate nel fare qualcosa che fino ad allora sembrava impossibile.

Il presupposto che è alla base di tale metodo  è ” conoscere un problema mediante la sua soluzione “, cioè conoscere una realtà attraverso le strategie in grado di cambiarla.

A cura della dott.ssa Lucia Recchione