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Siamo arrivati al capolinea….ma spero non sia un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Ho cercato, in questi brevi resoconti di evocare le sensazioni di avversione verso il cristallizzarsi di ogni copione di relazione, poiché è questo il vero pericolo di ogni storia d’amore che puntualmente va a rotoli. E’ chiaro che non si può annullare qualcosa di appreso nel corso di molti anni, si rischierebbe di ritrovarsi a mettere in atto comportamenti diametralmente opposti che non farebbero altro che farci passare dalla padella alla brace. Nei loro effetti gli opposti si uniscono, in quanto facce della stessa medaglia. Il fatto che non sia proponibile un cambiamento radicale, non vuol dire che non sia possibile una gestione di successo delle proprie peculiarità personali e relazionali che vanno modulate e riorientate, in modo da renderle  più funzionali, bloccando il processo di cristallizzazione di uno schema fisso. Il primo passo consiste nella gestione del proprio stile di relazione col partner rendendolo flessibile e adattabile.

Prima di procedere con gli ultimi quattro copioni relazionali, mi soffermo su un aspetto metodologico importante: bisogna sfatare il ricorrente modo di trattare gli errori in amore, ovvero l’usuale reazione delle donne a tale argomento che si riassume nella domanda “e l’ uomo??”, facendo riferimento alle mancanze maschili nella gestione delle relazioni sentimentali. Questa tipica forma di opposizione argomentativa, che sposta l’attenzione sull’altro e sulle sue colpe, è il primo passo verso il fallimento relazionale, in quanto distrae dalla necessaria analisi dei propri errori prima di passare alla valutazione di quelli dell’altro…..una volta riconosciuti i propri errori, si è pronti a modificare le proprie modalità di rapportarsi e di conseguenza di far mutare anche quelle del partner. Operazione questa molto più fattibile e realizzabile di quella di pretendere di far cambiare prima l’altro.

LA MORALISTA: Vestita sempre in maniera castigata, si muove rigida e contratta, è una moderna inquisitrice delle altrui colpe e scorrettezze. La sua critica è rivolta soprattutto verso le altre donne che sottopone ad una costante analisi svalutativa degli atteggiamenti e dei comportamenti ritenuti immorali. Di solito la moralista trova un partner altrettanto bacchettone quanto represso sul piano della sessualità e insieme compongono un’armata contro l’immoralità. Il tratto distintivo è la convinzione di detenere un’autentica verità morale, mediante la quale valutare il comportamento altrui. Non di rado la moralista resta immacolata e single. Se invece si sposa, la coppia si trasforma rapidamente in famiglia, più che altro per la necessità di indottrinare i figli alla propria verità morale. Il fenomeno più curioso, anche se raro, lo si osserva quando per caso la donna viene travolta profondamente da un uomo, a questo punto si libera velocemente delle sue catene per trasformarsi in una donna trasgressiva alla ricerca di sensazioni travolgenti.

LA MANAGER: copione relazionale e sentimentale tra i più recenti, figlio dei mutamenti del ruolo della donna nella coppia e nella famiglia. E’ una donna che si assume tutte le responsabilità in prima persona, che prende decisioni, anche quelle che dovrebbe prendere il partner. Appare come una persona dal carattere forte, che ama imporre le proprie visioni al compagno, è una donna di successo sia nella professione che nella società. E’ la partner ideale per l’uomo deresponsabilizzato e demotivato che sostituisce alla protezione familiare quella delle propria donna. La manager organizza tutto, viaggi, impegni, bilancio familiare, tratta il partner come un soggetto da guidare e proteggere e nei suoi confronti è molto permissiva. Ma il suo potere è disfunzionale, tanto che spesso così sovraccaricata, finisce  per essere tradita. Il paradosso è che quando ciò accade, la donna tende ad assumersene le responsabilità, giustificando ancora una volta il partner. In questo copione si assiste spesso ad una serie di tradimenti accettati e gestiti dalla manager, per poi giungere alla rottura della relazione, che la donna vive come un’insanabile sconfitta. Per lei è difficile accettare i fallimenti, è disposta a tutto per evitarli e può accettare l’inaccettabile, nell’estremo tentativo di contrastarli e di assumere nuovamente il potere e il controllo nella relazione. In questo modo si costruisce ripetutamente la trappola in cui rimane imprigionata.

LA TRAGHETTATRICE: copione femminile in notevole crescita, dove lei aiuta lui a raggiungere obiettivi che da solo non sarebbe in grado di centrare. La traghettatrice è in gamba e tenace, si occupa costantemente di sostenere il proprio compagno nell’affrontare le sfide della vita. Il suo compito è di traghettare da una sponda all’altra colui che non sa né nuotare, né remare, né governare un’imbarcazione nel fiume dell’esistenza. Purtroppo quello che appare come un nobile intento, si evolve nella maggior parte dei casi  in un tragico finale. Il traghettato, giunto all’altra sponda, spesso salta giù dall’imbarcazione per continuare il cammino insieme a qualcun altro, lasciando la traghettatrice esausta per lo sforzo e distrutta dall’abbandono. L’incapace divenuto abile, viene travolto dall’ebrezza del sentirsi potente e desiderato, e lei, che l’ha trasformato, diventa un ingombrante fardello di cui liberarsi che impedisce le sue libere espressioni. Per lui rifiutarla, tradirla o abbandonarla, viene vissuto non come una colpa, ma come ragionevole e incontestabile diritto.

LA NAVE – SCUOLACopione sentimentale tipico di quelle donne che si uniscono ad uomini più giovani, spesso imbranati, addestrandoli a divenire maschi abili.La differenza col copione precedente è che l’età tra i partner è decisamente notevole. L’evoluzione di questo copione consiste nel fatto che il maschio imbranato diventa un’abile amatore e a quel punto si cercherà una nuova compagna con cui vivere i propri piaceri passionali che ora sono alla sua portata. La donna è consapevole dei rischi del suo ruolo, ma tuttavia continua ad interpretarlo in quanto piacevole e gratificante. Solo alla fine il suo ruolo diventa tragico e sofferto.

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A cura della dott.ssa Lucia Recchione

I contenuti dell’articolo sono tratti da

“Gli errori delle donne (in amore)”,  Giorgio Nardone, Ponte delle Grazie