Category Archive:GENITORIALITA’

Ambientamento al nido: che ansia! ( Note Psicologiche posted on settembre 4th, 2016 )

Questo articolo è stato letto 1884

ambientamento a scuolaI nostri piccoli si avviano verso la sperimentazione e la scoperta di un nuovo mondo e di nuove relazioni, sappiamo in cuor nostro che si tratta di un passaggio che va vissuto ed attraversato, ma la spinta che sentiamo è quella di “rimandare”, facciamo fatica ad accettare serenamente questo momento evolutivo.

Cosa rende così difficile l’inserimento al nido?

Di fatto rappresenta la prima vera separazione tra madre e bambino un passaggio di crescita per entrambi.

L’ansia delle mamme è legata al pensiero che i bisogni e le esigenze del bambino non vengano compresi, oltre che a sentimenti di colpa e dubbi sulla scelta di portarlo “così presto” a scuola. Ma la gradualità dell’ambientamento serve anche a questo, per trasferire tali conoscenze alle educatrici, affinché possano occuparsi al meglio del nostro bambino e a rasserenare noi su tali pensieri.

La fiducia verso la struttura è infatti fondamentale, ovviamente non si può pretendere che sia immediata e totalizzante, ma il periodo dell’inserimento offre anche la possibilità di costruirne le basi. È importate generare un “flusso di simpatia” tra noi, le educatrici e la struttura .  Il bambino ha necessità di sentire che ci fidiamo, che lo stiamo accompagnando in un posto sicuro. Diversamente si chiederebbe perché mai mamma ci sta portando in un luogo che lei per prima teme o di cui non si fida affatto.

Cominciamo con il pensare che è normale e fisiologico che il bimbo manifesti una piccola resistenza verso una situazione nuova e che il genitore può aiutarlo a superarla e a vivere serenamente questa nuova esperienza con dei piccoli e utili accorgimenti.

Cosa possiamo fare? E come? (altro…)

Mamma a chi vuoi più bene? ( Note Psicologiche posted on giugno 11th, 2016 )

Questo articolo è stato letto 1310

gelosia tra fratelliQuando la mia primogenita di quasi tre anni, venne per la prima volta a conoscere chi abitava il mio pancione, era emozionata e curiosa, non aveva ancora ben chiaro chi stesse per incontrare, per lei sua sorella era invisibile, era chiusa “li’ dentro”, non aveva sembianze definite. Ed ecco che osservò attentamente il monitor ed esclamò ad alta voce “ ma chi è quella?”. Il dottore le rispose “ è la concorrenza”.

In quell’istante mi chiesi, di che concorrenza si tratta realmente? di cosa avrà più bisogno la mia bambina? Riuscirò a dedicarle tutto il tempo che le dedico adesso? Avrò lo spazio per chiacchierare e giocare con lei quando sua sorella sarà nata? Sarà una concorrenza su elementi concreti o emotivi?

La risposta l’ho scoperta più avanti, quando la sorella è arrivata tra noi. Era più semplice di ciò che potessi immaginare ed era decisamente alla mia portata, alla portata di tutte le mamme e papà.

Ciò di cui ha bisogno un bambino che diventa fratello/sorella maggiore non riguarda i tempi, gli spazi e i privilegi esclusivi, ma è sapere di poter contare sull’amore che la mamma provava per lui quando era figlio unico e che tale amore è rimasto immutato e rimarrà tale per sempre.

Vista così la gelosia tra fratelli mette meno paura.

“Mamma a chi vuoi più bene?” È una domanda che la primogenita continua a pormi (altro…)

La rabbia è rossa e grande ( Note Psicologiche posted on maggio 6th, 2016 )

Questo articolo è stato letto 1245

rabbia bambinoSai mamma, oggi nel libro che ha portato L. a scuola ho visto la rabbia. Mamma io non sapevo fosse fatta così la rabbia, tu lo sai mamma di che colore è la rabbia?

Di che colore?

La rabbia è rossa e grande, mi ha raccontato qualche giorno fa mia figlia di 4 anni e mezzo…

Le sue parole mi hanno fatto riflettere, lei non sapeva come era fatta la rabbia eppure la sperimenta, finalmente l’ha vista, si l’ha vista perché la rabbia è quell’emozione che viene tenuta nascosta, viene repressa, viene bandita. Come poteva vederla se intorno tutti siamo pronti a dire basta, non urlare, calmati?

La rabbia del bambino, emozione naturale tra le cinque emozioni primarie, viene vissuta e percepita dai genitori come scomoda e fastidiosa, come qualcosa da allontanare, come un invitato imbarazzante. Le scenate di rabbia risultano molto difficili da accettare per l’adulto che tenta in tutti i modi di mettere uno stop, ma  la rabbia si oppone, urla, scalpita e monta sempre più, ha un suo significato e vuole solo essere ascoltata e vista.

Ed ecco che ti ritrovi nuovamente in quella situazione che non vorresti capitasse mai, soprattutto davanti agli altri, al supermercato, al ristorante al parco, il tuo bambino all’improvviso, per motivi che ti sembrano banali, comincia ad urlare a squarciagola, si dimena, ti dice che sei brutto e cattivo e dentro di te si fanno avanti alcuni sentimenti che a loro volta prendono voce…

“Che imbarazzo, contieniti!” dicono alcuni,

“Non fare scenate, non farti vedere così, farai brutta figura” dicono altri,

“Ora basta!” urlano altri ancora.

La rabbia infatti è vissuta come un’emozione che va tenuta nascosta, che genera effetti  dannosi su di sé e sugli altri quindi meglio stroncarla sul nascere. (altro…)

Bisogni del bambino e compiti del genitore: dall’esistere all’esplorare ( Note Psicologiche posted on marzo 19th, 2014 )

Questo articolo è stato letto 6765

La famiglia rappresenta per il bambino il primo spazio relazionale, è lo spazio privilegiato per la costruzione e lo sviluppo dell’autostima. Alla base dell’autostima c’è la convinzione di essere degni di amore e di essere competenti e ciò è possibile svilupparlo all’interno di una famiglia sana. I genitori offrono una grande quantità di messaggi durante il tempo trascorso con loro, attraverso i quali i bambini potranno scegliere gli elementi per la costruzione della propria immagine.

Il bambino nasce con alcuni bisogni definiti primari, fisiologici e psicologici, è indispensabile per lui ricevere cibo, calore, attenzioni e cure. Rispondere in maniera adeguata e competente a questi bisogni è fondamentale per la sua esistenza.

PRIMO STADIO: stadio dell’esistere 0-6 mesi

Dalla nascita ai 6 mesi c’è appunto lo stadio dell’esistere. In questa fase i genitori rispondono ai bisogni del bambino che vengono espressi esclusivamente attraverso il pianto, che a questa età è l’unico mezzo che il bambino ha per farsi capire e risolvere i suoi problemi. Quando il piccolo è affamato e piange, la risposta del genitore che offre cibo gli dà l’opportunità di imparare che può fare qualcosa, in questo caso piangere, per risolvere il suo problema. Sulla base di questa esperienza (altro…)

Educare..tirar fuori, non mettere dentro ( Note Psicologiche posted on febbraio 28th, 2014 )

Questo articolo è stato letto 6265

Il processo di educazione e crescita dei propri figli è molto complesso e va oltre le semplici interazioni causa-effetto, del tipo “ se metto in pratica questo comportamento, otterrò di sicuro questo risultato”, ma è il risultato di un insieme di fattori: l’unicità del figlio e il suo personale modo di rispondere agli stimoli, l’unicità dei genitori che si pongono verso il bambino con il loro caratteristico modo di essere e infine l’unicità della loro interazione. Una grossa fonte di disagio per i genitori nell’educare i figli, può derivare dalla scarsa conoscenza che hanno di loro stessi e del figlio che stanno allevando. Essere genitori fa ritornare, come in un flash-back, ai bisogni e alle angosce che caratterizzano la fase evolutiva attraversata in quel momento dal proprio bambino e questo può essere doloroso. Se i genitori riconoscono questi bisogni avranno l’opportunità (altro…)

top

Featuring Recent Posts Wordpress Widget development by YD