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La famiglia rappresenta per il bambino il primo spazio relazionale, è lo spazio privilegiato per la costruzione e lo sviluppo dell’autostima. Alla base dell’autostima c’è la convinzione di essere degni di amore e di essere competenti e ciò è possibile svilupparlo all’interno di una famiglia sana. I genitori offrono una grande quantità di messaggi durante il tempo trascorso con loro, attraverso i quali i bambini potranno scegliere gli elementi per la costruzione della propria immagine.

Il bambino nasce con alcuni bisogni definiti primari, fisiologici e psicologici, è indispensabile per lui ricevere cibo, calore, attenzioni e cure. Rispondere in maniera adeguata e competente a questi bisogni è fondamentale per la sua esistenza.

PRIMO STADIO: stadio dell’esistere 0-6 mesi

Dalla nascita ai 6 mesi c’è appunto lo stadio dell’esistere. In questa fase i genitori rispondono ai bisogni del bambino che vengono espressi esclusivamente attraverso il pianto, che a questa età è l’unico mezzo che il bambino ha per farsi capire e risolvere i suoi problemi. Quando il piccolo è affamato e piange, la risposta del genitore che offre cibo gli dà l’opportunità di imparare che può fare qualcosa, in questo caso piangere, per risolvere il suo problema. Sulla base di questa esperienza potrà in seguito sperimentate nuovi modi per risolvere i problemi e sentirsi efficace. In questo stadio evolutivo la regola migliore per prendersi cura del bambino è quella di seguire gli stimoli che manda e lasciarsi guidare da lui. Mantenendo chiaramente un atteggiamento protettivo, accogliente e sicuro. Nelle prime 5-7 settimane di vita il bambino comincia ad esplorare l’ambiente circostante per decidere se accettarlo e interagire con esso oppure rifiutarlo ritirandosi. L’esplorazione in questa fase è una semplice attività attraverso cui il bimbo invia messaggi e li riceve, li metabolizza e decide se fidarsi o no. Quindi si allontanerà da ciò che lo spaventa e si avvicinerà a ciò che lo fa sentire sicuro.

Dai 3 ai 4 mesi c’è una fase di orientamento e familiarizzazione. Utilizzando il sorriso impara a trattenere e invitare le persone, in particolare la madre. In questa fase acquistano importanza la sincronicità degli interventi, l’iniziativa della madre di dare stimoli e la prevedibilità nel dare risposte alle iniziative del piccolo. Se l’ambiente sociale è vivo e reagisce alle richieste del bambino, in lui comincerà a formarsi un nucleo caratterizzato da “ so cosa voglio e so come ottenerlo”

I bisogni del bambino in questa fase consistono nel ricevere, cibo,acqua, protezione e carezze. L’essere in contatto, il parlare, rappresentano ricompense positive, messaggi del tipo “ tu esisti”, che i bambini non si devono guadagnare, ma al contrario è importante che li sentano e li ricevano gratuitamente per i fatto stesso di esistere. Questo è un passaggio fondamentale perché in questo momento il compito evolutivo del bambino è di “decidere di esistere”. Se i suoi bisogni verranno soddisfatti, imparerà a fidarsi di sé, di chi gli sta intorno e più tardi del mondo. Messaggi del tipo “ non esisti” o risposte inadeguate ai suoi bisogni, possono avere un effetto negativo. Decidere che va bene esistere è il primo passo per lo sviluppo dell’autostima.

Compito dei genitori in questa fase è quello di occuparsi del bambino in modo che egli decida di esistere, di gioire e di essere del proprio sesso.

In questo stadio dove si instaura la simbios,i il genitore dovrebbe evitare gli estremi: sovrapporsi al figlio o disinteressarsene. Il genitore che si sovrappone al figlio insegna la passività e la credenza che le persone possano leggere nel pensiero. Se il genitore individua prima del figlio la necessità e la soddisfa anticipandolo, interferisce sul processo di apprendimento, non consentendo al figlio di stare in contatto con i suoi bisogni e di imparare a soddisfarli. Il genitore assente insegna la passività, ma a differenza del genitore che si sovrappone, induce alla credenza che le persone siano inaffidabili.

SECONDO STADIO: stadio dell’esplorazione 6-18/24 mesi

Dopo i 6 mesi, chiusa la fase della simbiosi comincia quella della differenziazione. Il bambino inizia l’esplorazione del mondo in virtù delle sue nuove capacità. In questo stadio, accanto ai bisogni legati al nutrimento comincia a svilupparsi il bisogno di esplorare. La prima esplorazione è rivolta verso se stessi: scoprono le mani, i piedi, la bocca, la direzione dei suoni, l’effetto del pianto. Il neonato diventa molto curioso, vuole scoprire cosa c’è sotto dietro, vicino e lontano. Ciò di cui ha bisogno il bambino adesso è di avere il permesso di conoscere liberamente il suo ambiente senza essere investito di specifiche aspettative. La madre diventa il suo punto di riferimento, al quale può tornare nei momenti di difficoltà e dalla quale ricevere conferme rispetto alle sue scoperte.

Verso i 9 mesi l’attenzione del bambino si sposta verso alcuni oggetti, come un orsetto una copertina o altro che diventano sostitutivi del vero oggetto di attaccamento, quando non è disponibile. La madre che assume comportamenti costanti e prevedibili, che è accogliente e entusiasta delle prime esplorazioni del bambino stimola nel figlio la gioia della curiosità e della scoperta.

Tra i 12 e i 18 mesi si hanno due nuove conquiste, la locomozione eretta e la comunicazione verbale. Camminare permette al bambino di avere una prospettiva del mondo più ampia, il campo di esplorazione si espande. Con la parola ha più controllo sulla realtà, può esprimere desideri e intenzioni. A questo punto la differenziazione è a livelli avanzati, la madre è un’altra persona e anche il resto del mondo comincia ad essere percepito come separato

Il bisogno del bambino di 6-18 mesi è di esplorare l’ambiente in cui vive e di sperimentare se stesso.

Compito dei genitori è di sostenere il bambino che esplora, quando si muove per cercare qualcosa che lo interessa il genitore dovrà incoraggiarlo e restare ugualmente disponibile verso di lui. Creare un ambiente sicuro, permettere al bambino di sperimentare le conseguenze delle sue azioni, dare un nome agli oggetti che interessano al bambino usando singole parole, giocare con lui quando lo richiede, proteggerlo dalle persone che lo vogliono sempre seduto, garbato e pulito, cioè gli adulti che non gli permettono di fare le esperienze di cui ha bisogno.

Se il bambino non riceverà adeguata protezione da parte dei genitori, impiegherà gran parte delle sue energia nel trovare modi per sopravvivere, privandosi così della possibilità di godere della fase dell’ esplorazione fondamentale per la sua crescita. E’ necessario togliere oggetti pericolosi dalla portata dei bambini e dire “no” protettivi quando il bambino fa qualcosa di rischioso, spiegandogli il motivo del pericolose mostrandogli come farlo in un modo sicuro. Insegnargli a fare le cose in modo sicuro gli permetterà di essere più consapevole dei propri limiti e di sviluppare la capacità di gestire le situazioni.

Problemi di un’adeguata genitorizzazione sono legati ad una discontinua cura del bambino, da una forte riduzione dell’esplorazione, da grosse aspettative sulle sue performance e dall’essere enitori irresponsabili.

Troppa protezione interferisce con la crescita, se al bambino non è permesso di esplorare liberamente, i genitori mandano il messaggio che esplorare è pericoloso, non sicuro. Alcuni genitori troppo protettivi usano la distrazione nel momento in cui il bambino esprime un malessere, ciò può interferire con la possibilità di fargli sperimentare i sentimenti, i bisogni, le frustrazioni.

Le fasi evolutive e i diversi bisogni che approfondiremo nei prossimi articoli sono:

Terzo stadio (18mesi – 3 anni). Stadio della prima separazione

Quarto stadio (3-6 anni): stadio della socializzazione, identità e immaginazione

Quinto stadio (6-12 anni): stadio dell’attività creativa, della costruzione, della competenza

Sesto stadio ((13-19 anni): stadio dell’adolescenza e della separazione

Settimo stadio (dai 19 anni in poi): stadio del giovane adulto e dell’emancipazione

Bibliografia

“Prendersi cura di sé, per prendersi cura dei propri figli”, R. Mastromarino

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A cura della dott.ssa Lucia Recchione